Archivio per Gennaio, 2008

South Carolina, scintille fra Clinton e Obama: nel dibattito tv accuse e insulti

Hillary Clinton

Chiavi presidenziali usa 2008stati uniti d’ america
Di buone intenzioni, si sa, sono lastricate le vie dell’inferno. E così dopo le promesse di fairplay in Nevada, ieri sera in tv (diretta Cnn) Hillary Clinton e Barak Obama sono saliti di nuovo sul ring, con scambi di colpi proibiti che testimoniano la posta in palio. Davanti alle telecamere i due candidati alla nomination democratica si sono presentati agli elettori della Carolina del Sud, attesi al voto nelle primarie sabato prossimo, con attacchi personali al limite dell’insulto. Leggi il seguito di questo post »

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«La bomba dei poveri si fabbrica in casa»

Del potentissimo e ricchissimo Khan, oggi relegato ad una sorta di arresti domiciliari dopo avere subito un’inchiesta farsa da Musharraf che doveva salvare la faccia di fronte alle pressioni americane, Langewiesche racconta le gesta lungo più di un capitolo. Una storia allarmante e appassionante quanto un romanzo di John Le Carré. Come in ogni buon libro poliziesco anche qui c’è un implacabile segugio che si è messo sulle tracce del «cattivo» e dei suoi traffici di tecnologia nucleare: Mark Hibbs, «uno dei più grandi reporter in circolazione». Con le sue indagini metodiche ha più di una volta messo a nudo «segreti» che tali erano solo per i suoi lettori, ma non certo per la Cia e per altri servizi occidentali. Fino all’autunno del 2002, però, ossia prima di «trascinare il paese in una guerra catastrofica», Washington aveva sempre chiuso un occhio sugli intrighi nucleari pakistani.
Certo, possiamo consolarci pensando che finora nessuno è mai ricorso alle armi atomiche, rimaste uno strumento più politico che militare. Ma fino a quando la deterrenza continuerà a proteggerci da un simile rischio? Molti temono che il Pakistan sia «proprio il tipo di paese dove si arriva a pensare che la bomba possa davvero essere usata». E più numerosi diventano i possessori di un arsenale nucleare, più aumenta il pericolo, specialmente se si tratta di paesi sottosviluppati, guidati da governi instabili e aggressivi. Con fatalismo tutto orientale così commenta un esperto pakistano: «E’ il mondo in cui viviamo, e ci tocca tenercelo».

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USA, malware sulle Fortune 500

Roma – Secondo alcuni esperti di sicurezza informatica, negli States sono decine di migliaia i siti facenti capo ad aziende Fortune 500, ad agenzie governative ed istituzioni accademiche infettati con codice malevolo, i cui obiettivi sono la cosiddetta click fraud e il furto di credenziali connesse a giochi online delle persone che li visitano.

“È stata colpita una grande varietà di siti”, spiega a The Register Mary Landesman, ricercatrice di ScanSafe, azienda che informa i propri clienti in tempo reale sui siti infettati da malintenzionati. “È un esempio di ciò che noi vediamo tutti i giorni. Per le aziende che hanno forti interessi nella presenza sul Web, è davvero il momento di dare uno sguardo più approfondito alla propria politica in fatto di sicurezza”.

Un avvertimento piuttosto forte, quello di ScanSafe, visto che sarebbero quasi centomila le URL afflitte dall’exploit, tra le quali anche quelle dei siti di Computer Associates, dello Stato della Virginia, della città di Cleveland e dell’Università di Boston. Visitando uno di questi siti si viene trasferiti sul dominio uc8010.com, a partire dal quale l’exploit tenta di compiere la propria missione.

Il trucco sfruttato, spiega il CTO di SANS Internet Storm Center Johannes Ullrich, è quello di impiegare l’iniezione di codice malevolo tramite versioni non aggiornate di SQL installate sui server oggetto dell’attacco (SQL injection). Con uno script Java viene effettuato il trasferimento del visitatore sul sito finale, che tenta la forzatura mediante molteplici vulnerabilità conosciute.

Se il trucco riesce, viene installato un keylogger che sottrae le credenziali di accesso a siti e servizi. Non solo: l’exploit forza i malcapitati navigatori a visitare siti di terze parti, progettati per retribuire l’invio di traffico. A questi i cracker avevano in precedenza sottoscritto abbonamenti come affiliati e, dalle visite procurate dall’exploit, hanno così ricavato denaro.In passato non sono mancati episodi altrettanto gravi. Lo scorso anno, in una circostanza simile furono prese di mira aziende dello stesso calibro, con l’obiettivo di alimentare una vasta azione di spamming.

Marco Valerio Principato

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In India arriva la “People Car” Tata

MILANO
Quest’anno in India verranno immatricolate 1,4 milioni di automobili. Un risultato importante ma che non rappresenta un traguardo: a breve verrà ampiamente superato. Il motivo è semplice: il signor Ratan Tata si è messo in testa di emulare Henry Ford e Giovanni Agnelli. La Ford T degli americani o la Fiat 500 che motorizzò l’Italia degli anni Sessanta sarà per gli indiani la piccola vettura che verrà presentata al Salone dell’automobile di New Delhi il prossimo 9 gennaio. Ci sarà anche Marchionne, sebbene la Fiat non sia coinvolta direttamente nel progetto.

Essenziale nella costruzione, poco attenta sia alla sicurezza sia all’ambiente, se raffrontata agli standard delle Case europee, questa piccola vettura sarà assemblata in un nuovo stabilimento a Singur che dovrebbe offrire una capacità produttiva di 250-300 mila unità l’anno. Da subito tutta la produzione sarà per il mercato interno, ed ecco il motivo della prossima crescita, ma successivamente la ultra low-cost Tata potrebbe essere venduta anche in Sri Lanka e in Bangladesh, forte di un prezzo popolarissimo, prossimo ai 2500 dollari. Nota con il nome «People Car» (l’auto della gente), quattro posti, motore posteriore da pochi cavalli per una velocità massima intorno agli 80 km/h e la possibilità di avere l’aria condizionata, questo veicolo è il sogno che diventa realtà di Ratan Tata. Il quale già dieci anni fa, durante un incontro al Salone di Ginevra, ci confidò il suo desiderio di offrire un prodotto indiano agli indiani che iniziavano ad essere conquistati dall’automobile e in particolare dalla piccola Suzuki Maruti.

Il prezzo sarà sicuramente la leva migliore della «People Car», così come un’altra certezza è che questa vettura difficilmente arriverà sui mercati più evoluti che pretendono standard legati alla sicurezza e all’ambiente molto più elevati, dunque anche parecchio più costosi. Da un punto di vista socio-economico, vale la pena seguire con attenzione questa operazione perché l’India dovrebbe essere l’ultimo mercato del Pianeta pronto ad evolversi dalle due alle quattro ruote, visto che Cina e Russia, in particolare, hanno ormai numeri e prodotti degni di mercati importanti. In questi giorni bisogna anche ricordare che in India ha ricevuto semaforo verde il progetto, simile a quello della Tata, di Renault-Dacia con Mahindra.

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Grazie al car sharing più auto pulite in città Ma il Comune ci snobba»

«Il Comune non agevola il car sharing». A quattro giorni dal via all’Ecopass, Legambiente va all’attacco: «Siamo l’unica città che non agevola il car sharing – è l’amaro commento di Andrea Poggio, presidente di Legambiente Lombardia, che gestisce la società Milanocarsharing – e il discorso vale anche per la scorsa amministrazione. Abbiamo sempre chiesto agevolazioni, come la possibilità di avere parcheggi pubblici “dedicati”, di circolare nelle corsie preferenziali e nelle zone a traffico limitato, ma ci è sempre stato negato. L’unica agevolazione che abbiamo ottenuto – grazie all’assessore alla Mobilità Edoardo Croci – è la possibilità, per gli abbonati alle due società che operano a Milano, di parcheggiare gratuitamente nelle strisce blu, grazie all’abbonamento annuale che le società hanno fatto».
Eppure il car sharing, ovvero il noleggio di una macchina anche solo per poche ore, dovrebbe essere una valida alternativa al ticket d’ingresso, visto che la flotta milanese, costituita da un centinaio di auto messe a disposizione da Milanocarsharing e da Guidami, la società a partecipazione comunale, è costituita da mezzi ecologici, che, quindi, possono circolare liberamente nella Cerchia dei Bastioni. Come mai Palazzo Marino non ne ha parlato nell’opuscolo informativo che è stato distribuito in questi giorni insieme alla lettera del sindaco? «Bella domanda – replica Poggio – il problema è che ci è stato dato l’ok da pochissimi giorni per la stesura di un manualetto sulla mobilità sostenibile che il Comune pubblicherà a gennaio».

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